«Ora mi trovo nella terra del grano, del vino, dell’olio e del sole. Cos’altro può volere un uomo dal cielo?». Così disse Thomas Jefferson, presidente degli Stati Uniti. Le sue parole oggi tramontano in una paurosa crisi di settore, quintali giacenti di uva e di vino, produzione olearia dimezzata.
Terre aride, uccise dalla xylella nel Salento, rami secchi di ulivi che sembrano abbracciare con disperazione il cielo, gli olivicoltori sono in agitazione, il mercato è crollato del cinquanta per cento, i costi di produzione non sono più sopportabili, va da sé che i prezzi di vendita si sono abbassati, non esiste un controllo assiduo sul prodotto, si assiste a fenomeni di importazione selvagge e da origine non meglio identificata, addirittura a dazi zero da paesi che hanno costi di produzione e regole del mondo del lavoro che si possono considerare opachi.
I prezzi
Il prezzo dell’olio è passato da 9,20 euro al chilogrammo a 4,20 attuali, se non addirittura a 3,80 in alcune catene della grande distribuzione. Si prevede che il mercato mondiale dell’olio di oliva possa raggiungere un valore di 23,5 miliardi di dollari entro il 2034, con una crescita sostenuta dalla domanda di olio extravergine e dalla dieta mediterranea. In Italia, il mercato dell’olio vale oltre 2 miliardi di euro al consumo, con l’olio extravergine che rappresenta oltre il 70% di questo valore. Tra gennaio 2022 e luglio 2026 l’Italia, primo acquirente di olio extra vergine di oliva spagnolo, ha pagato in media 4,88 euro al chilogrammo, il 14,6% in meno degli altri clienti della Spagna nel loro insieme.
Solo nel 2023 l’Italia ha pagato più degli altri. Cechia, Belgio e Portogallo hanno pagato prezzi bassi quanto l’Italia, mentre Stati Uniti e Regno Unito hanno pagato di più. Lo stock di olio presente presso le imprese italiane ammonta a 233.377 tonnellate, di cui il 79,4% è rappresentato dalla categoria merceologica olio extra vergine di oliva e solo l’1,2% da olio vergine di oliva. Nell’ambito dell’olio Evo, il 58,4% è di origine italiana, mentre il prodotto di origine comunitaria rappresenta una quota del 29,9% e per quanto riguarda il nostro mercato, sono 233.377 le tonnellate di oli da olive in giacenza, con una riduzione del 9,7% rispetto al 30 giugno quando la cifra era di 258.480 tonnellate, dunque le giacenze sono superiori del 43,9%.
Le giacenze nelle province
A livello provinciale il 16,4% delle giacenze si registra nella provincia di Bari e il 9,4% nella provincia di Perugia. La giacenza totale di “olio extra vergine di oliva” e di “olio vergine di oliva” da agricoltura biologica risulta pari a 37.808 tonnellate (+106,9% rispetto all’anno precedente), di cui il 98,5% olio Evo, pari al 20,1% dell’olio Evo complessivamente detenuto in Italia.
Questo quadro complessivo dovrebbe essere messo sul tavolo dell’opinione pubblica che non comprende che l’olio ha una valenza di economia domestica nettamente superiore al vino, il cliente è pronto a spendere 25-30 euro per una buona etichetta che, al consumo, dura mezz’ora ma non è così “coraggioso” a versare lo stesso denaro per una bottiglia di olio che dura come minimo una o più settimane. E la crisi continua.
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