L’intelligenza artificiale non sta solo rivoluzionando il software. Ora comincia a cambiare anche il costo della vita. Dopo due anni in cui la corsa all’IA è stata raccontata soprattutto attraverso gli investimenti miliardari dei colossi tecnologici, il boom dei data center e le valutazioni record di Nvidia e delle Big tech, emerge un effetto collaterale destinato ad avere conseguenze più ampie: l’inflazione dei chip di memoria. Il segnale è arrivato da Apple. Il gruppo di Cupertino ha ammesso di non essere più in grado di assorbire l’aumento dei costi delle memorie Dram e Nand, componenti essenziali di smartphone, tablet e computer, annunciando rincari per iPad e MacBook. Una decisione che ha colto di sorpresa Wall Street, provocando un ribasso del titolo, ma soprattutto ha certificato che perfino l’azienda con la supply chain più efficiente al mondo non riesce più a difendersi dall’impennata dei prezzi delle memorie.
Il messaggio di Tim Cook
Il messaggio lanciato da Tim Cook è destinato a pesare ben oltre il bilancio di Apple. «Gli aumenti dei prezzi sono inevitabili», ha spiegato il manager, sottolineando come i produttori di memorie stiano trasferendo rincari senza precedenti ai produttori di elettronica. Apple, che finora aveva sacrificato parte dei propri margini, sostiene di aver raggiunto un punto oltre il quale non è più possibile assorbire i costi. Anche altri gruppi dell’elettronica – da Sony per la PlayStation a Mictrosoft e Nintendo con la console Switch – hanno imboccato la stessa strada con ritocchi all’insù dei listini. Mentre alcuni produttori di cellulari di fascia più economica sono stati costretti a tagliare la produzione: Xiaomi, Oppo e Vivo hanno comunicato che non raggiungeranno gli obiettivi di consegna, con riduzioni che per alcuni marchi sfiorano il 30%.
Trasformazione del mercato
Dietro questa dinamica c’è una trasformazione radicale del mercato dei semiconduttori. Fino a pochi anni fa le memorie erano considerate una commodity ciclica: abbondanza di offerta, prezzi volatili e margini contenuti. L’intelligenza artificiale ha ribaltato l’equilibrio. I grandi operatori del cloud – Microsoft, Google, Meta, Amazon e OpenAI – stanno acquistando quantità crescenti di memoria ad alte prestazioni per alimentare data center dedicati ai modelli generativi. Le High Bandwidth Memory (Hbm), indispensabili per le Gpu di Nvidia e degli altri acceleratori IA, stanno assorbendo una quota sempre maggiore della produzione mondiale.
Effetto domino
Il risultato è un effetto domino. Le linee produttive vengono dirottate verso i chip più redditizi destinati ai server per l’intelligenza artificiale, mentre diminuisce l’offerta disponibile per notebook, smartphone, automobili, console e dispositivi elettronici di consumo. La scarsità alimenta ulteriormente i rincari, innescando un circolo vizioso destinato a protrarsi ancora a lungo. Secondo i principali produttori di memorie, lo squilibrio tra domanda e offerta potrebbe infatti durare almeno fino al 2027. Quella che fino a ieri sembrava una tensione nella catena di approvvigionamento rischia di trasformarsi in una nuova forma di inflazione tecnologica. A differenza dello shock energetico del 2022, questa volta il motore dell’aumento dei prezzi non è una guerra né una crisi geopolitica, ma un’innovazione che richiede enormi quantità di infrastrutture fisiche. L’IA non è soltanto software: è anche silicio, elettricità, memoria e capacità produttiva. Il fenomeno presenta una caratteristica che preoccupa gli economisti: non riguarda un singolo prodotto, ma un componente trasversale presente praticamente in tutta l’elettronica moderna. Le memorie sono presenti in smartphone, computer, automobili, apparecchiature medicali ed elettrodomestici. Se il loro costo continua ad aumentare, la pressione si propagherà lungo l’intera filiera.
Le banche centrali
Per questo il tema non interessa solo le aziende tecnologiche, ma anche le banche centrali. Dopo mesi in cui l’inflazione americana sembrava finalmente avviata verso un graduale rientro, una nuova ondata di rincari sui beni tecnologici rischia di complicare il lavoro della Federal Reserve. L’elettronica pesa solo in misura limitata nell’indice dei prezzi al consumo, ma rappresenta uno dei comparti che negli ultimi anni aveva contribuito maggiormente alla disinflazione grazie al continuo calo dei costi produttivi. Se questa tendenza dovesse invertirsi, verrebbe meno uno dei fattori che avevano favorito il rallentamento dell’inflazione core.
Le implicazioni
Le implicazioni potrebbero essere significative. Un’inflazione più persistente costringerebbe la Fed a mantenere tassi elevati più a lungo, aumentando il costo dei mutui e rallentando ulteriormente il mercato immobiliare americano. In altre parole, la corsa all’intelligenza artificiale rischia di produrre effetti che vanno ben oltre il settore tecnologico: dalla capacità delle famiglie di acquistare un computer fino alla possibilità di comprare una casa. Il paradosso è evidente. L’intelligenza artificiale viene presentata come la grande tecnologia destinata a migliorare la produttività e, nel lungo periodo, a ridurre i costi delle imprese. Nel breve periodo, però, sta facendo esattamente il contrario. L’enorme fabbisogno di infrastrutture digitali concentra la domanda su pochi componenti critici, crea colli di bottiglia industriali e alimenta un’inflazione da scarsità.
Sostenibilità
Anche i mercati finanziari stanno iniziando a interrogarsi sulla sostenibilità di questo modello. I produttori di memorie stanno registrando utili senza precedenti grazie alla possibilità di imporre prezzi sempre più elevati, mentre i grandi clienti sono costretti a scegliere tra comprimere i margini o trasferire gli aumenti ai consumatori. È una dinamica tipica delle fasi di forte squilibrio tra domanda e offerta che, storicamente, ha caratterizzato il settore delle memorie. Con una differenza sostanziale: questa volta la domanda è alimentata dalla più grande corsa agli investimenti tecnologici degli ultimi decenni. Per anni Apple è stata considerata il simbolo del potere contrattuale nella catena globale dell’elettronica. Se perfino Cupertino è costretta ad alzare bandiera bianca davanti all’inflazione della memoria, significa che il problema ha ormai assunto dimensioni sistemiche.
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