La prima scommessa per le imprese in generale e quelle agricole nello specifico? Secondo Federico Vecchioni, presidente esecutivo di Bf, è quella dimensionale, come ha sottolineato nel suo colloquio con Hoara Borselli durante Forum Moneta.
Per restare competitivi in mercati internazionali sempre più eterogenei, ha sottolineato Vecchioni, «credo che la maggiore sfida sia quella della crescita dimensionale che non significa evidentemente dare un’accezione di unicità alla dimensione competitiva di un’impresa, ma è innegabile che la sfida globale richiede attori globali e dimensioni che siano in grado di reggere questa sfida che Bf ha deciso di intraprendere nel Mediterraneo, a partire dall’Africa. Questo richiede abilità organizzative, strutture e capacità finanziarie adeguate, quindi la dimensione economica e societaria deve essere adatta. Nel caso di un grande gruppo agroindustriale, significa essere in grado di gestire filiere organizzate e tecnologiche su vasta scala in contesti diversi: una cosa è produrre del mais nel cuore del Ghana o del Congo, un’altra è farlo in Brasile, un’altra ancora in Indonesia o in Kazakistan. Quindi la dimensione internazionale è oggi una sfida, ma è anche una straordinaria opportunità: non c’è crescita se non c’è crescita sul mercato internazionale».
L’Opa
Una strategia che si riflette nelle mosse del gruppo che ha recentemente portato a termine due maxi operazioni tramite la controllata BF International Best Fields Best Food Limited. A giugno 2026 si è conclusa l’acquisizione per 220 milioni di euro del 100% di F.lli Martini, azienda specializzato in mangimi, zootecnica e alimentare, con l’obiettivo di «presidiare la filiera delle proteine animali», come aveva sottolineato all’epoca Vecchioni. A inizio ottobre Bfi ha poi acquistato per circa mezzo miliardo di euro Diagram, operatore di primo piano nello sviluppo di soluzioni tecnologiche, servizi digitali e piattaforme innovative per il settore agricolo e agroalimentare.
C’è poi il tema dell’internazionalizzazione e del Piano Mattei, in cui Bf gioca un ruolo chiave, con investimenti e progetti di sviluppo in numerosi Paesi africani (fra cui Algeria, Senegal, Ghana, Egitto, Tunisia, Marocco, Costa d’Avorio, Etiopia e Kenya) che hanno portato, lo scorso luglio, all’inaugurazione della prima BFuture Farm nella Repubblica del Congo, con la collaborazione di Simest e la partecipazione di un partner locale.
Fra le novità, oltre alla trasformazione in società agritech, anche il cambio dell’azionariato (in estate BF è stata oggetto di un’Opa da parte di Arum, che fa capo sempre a Vecchioni, e Dompé Holdings, che ora controllano oltre l’88% del capitale) e una strategia che punta a usare meno chimica nei campi con il lancio di BF Organic, un piano industriale per convertire al 100% la propria produzione agricola in regime biologico. La strategia convince il mercato: da inizio anno, le azioni del gruppo hanno registrato una crescita di oltre l’80%.
L’Asia
Fra i temi caldi del panel, anche quello dell’approvvigionamento alimentare e della produzione a livello planetario in uno scacchiere logistico e geopolitico in continuo movimento. «La produzione alimentare nel mondo oggi sta subendo dei significativi cambiamenti: cambiano gli stili di consumo ma quello che ormai è evidente è che i grandi produttori di derrate agricole stanno indirizzando le loro produzioni là dove le condizioni sociali e anche di capacità di reddito hanno una maggiore solidità. In alcuni casi pesa la scelta dei continenti di investire in modo significativo sull’approvvigionamento. Un esempio è il Brasile, un colosso agricolo storico che negli ultimi anni sta orientando in modo sempre più significativo verso l’Asia e verso la Cina gran parte delle sue produzioni», ha sottolineato Vecchioni.
Un quadro in cui però il nostro Paese sta lavorando per ottenere una posizione di primo piano: «In tutto questo si evince quanto il ruolo del Mediterraneo è tornato centrale per l’approvvigionamento di produzioni agricole di qualità, e quando parliamo del Mediterraneo non possiamo che parlare dell’Italia. Sono dinamiche che devono essere prese in considerazione da aziende come la nostra che hanno deciso d farsi promotrici di iniziative internazionali per la promozione della terra e della produzione di cibo e di inserirsi a pieno titolo anche in scelte come quelle del Piano Mattei che hanno un’origine e una visione politica ma che hanno poi un sottostante economico molto forte», sottolinea il presidente esecutivo di Bf.
La partita è vitale, come spiega il manager: «Nel nostro Pianeta ci sono 1,5 miliardi di ettari coltivati, di cui 300 milioni irrigui e la popolazione prevista da qui al 2050 dovrà fare conto sulla produzione di questi 300 milioni di ettari dotati di acqua. Credo che l’obiettivo che ci dobbiamo prefiggere è riportare un’attenzione strategica e geopolitica al cibo così come è avvenuto negli ultimi anni. Purtroppo questo è stato determinato dai conflitti, da condizioni che non avremmo mai voluto vedere, anche quelle di origine sanitaria come il Covid. Questo però ha creato un denominatore comune fra i Paesi e i continenti indipendentemente dal Pil: tutti hanno sottolineato l’essenzialità dell’approvvigionamento alimentare come sicurezza non economica ma sociale».
Per concludere, Vecchioni ha ricordato: «L’agricoltura e la terra non rappresentano un comparto economico da tutelare o assistere, rappresentano una straordinaria opportunità per contenere molte dinamiche pericolose di tensioni e di malessere dell’umanità che oggi richiedono da parte dei governi e delle imprese un’assoluta attenzione al ripristino della produzione alimentare globale. Viviamo un ossimoro, una vera e propria contraddizione: c’è un incremento di richiesta di cibo sul pianeta e c’è una sempre maggiore difficoltà in tante aree del Pianeta».
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