Da zero a 30 (miliardi) in meno di cinque anni. Mentre Jeff Bezos aspettò ben sedici anni per vedere i ricavi della sua Amazon arrivare a 30 miliardi, Larry Page e Sergey Brin un po’ meno (13 anni) per arrivare ad un analogo giro d’affari con Google, Dario Amodei ha invece bruciato le tappe. La sua Anthropic sta sperimentando una crescita esplosiva mese dopo mese e quando conta ancora meno di cinque anni di vita taglia già i 30 miliardi di dollari di fatturato annualizzato, più che triplicato in un solo trimestre (a fine 2025 era fermo a 9 miliardi). Andato via da OpenAI per le forti divergenze con Sam Altman, Amodei ha co-fondato Anthropic insieme alla sorella Daniela (divenuta presidente) e adesso può fregiarsi del sorpasso virtuale ai danni proprio della casa madre di ChatGpt il cui fatturato annualizzato si ferma a 24 miliardi circa.
Alla base del sorpasso non c’è l’adozione di massa – dove OpenAI resta dominante con oltre 900 milioni di utenti attivi a settimana – ma una strategia focalizzata sui clienti professionali, ad alto valore aggiunto. Le aziende che spendono più di 1 milione di dollari all’anno per utilizzare il modello Claude hanno superato quota 1.000, un numero raddoppiato in meno di due mesi. Il sorpasso ai danni di OpenAI evidenzia proprio l’importanza crescente dell’uso aziendale, in cui le attività di calcolo ad alto volume generano più ricavi rispetto a un gran numero di utenti occasionali. «Anthropic si sta rapidamente trasformando in qualcosa di molto più vicino a un’infrastruttura e oggi può essere vista come pezzo stabile e sempre più indispensabile dentro il funzionamento delle grandi aziende, di qualsiasi natura», spiega a Moneta Carlo De Luca, responsabile investimenti di Gamma Capital Markets.
Anthropic ha puntato fin dall’inizio su un posizionamento business, sviluppando strumenti avanzati per coding, analisi e automazione che rispondono a esigenze specifiche delle imprese. In poco tempo ha superato i 300mila clienti, con una crescita fortissima soprattutto tra le grandi imprese, quelle che pagano di più e che integrano davvero queste tecnologie nei processi quotidiani. Un aspetto chiave è che Anthropic non si limita più a fornire risposte o modelli, ma sta entrando nei flussi di lavoro. Con strumenti come gli AI agents esegue direttamente compiti richiesti. Questo significa che passa da supporto a parte attiva del lavoro. «Quando succede questo – argomenta De Luca – diventa molto più difficile da sostituire, visto che non è più un optional, ma un ingranaggio del sistema. Si sta posizionando nelle fragilità e dove l’errore costa caro: banche, assicurazioni, sanità, grandi gruppi industriali. Qui non basta essere bravi, serve essere affidabili, sicuri e conformi alle regole. È un mercato più lento, ma molto più difendibile e profittevole nel tempo». Così il suo connotato disruptive sta nel fatto che non promette solo di cambiare il futuro, ma sta già iniziando a rivoluzionare il presente, entrando in lavori concreti e spesso lontani anche dalla tecnologia. Nell’ambito legale i suoi workflow interni hanno ridotto i tempi di revisione da parte da 2-3 giorni a circa 24 ore, automatizzando attività ripetitive come revisione contratti e controllo contenuti. Lo stesso vale nella sanità, dove Claude viene proposto per velocizzare richieste di autorizzazione, gestione di ricorsi assicurativi e triage dei messaggi dei pazienti, cioè tutte quelle pratiche amministrative che oggi rallentano cure e strutture.
Anche tra il grande pubblico la popolarità di Anthropic si è impennata, soprattutto in scia alla recente disputa con il Pentagono che ha portato oltreoceano a numerosi passaggi da ChatGpt a Claude: le visite mensili al chatbot di Anthropic hanno superato quota 220 milioni, un aumento esponenziale di 13 volte nell’arco di soli 12 mesi.
VERSO L’IPO
Il lancio di modelli come Claude Mythos Preview – considerato internamente così potente da non poter essere ancora distribuito a tutti – ha ulteriormente acceso i riflettori sulla creatura dell’imprenditore americano di origini italiane. OpenAI e Anthropic stanno correndo all’unisono verso la quotazione a Wall Street entro la fine dell’anno. Stando alla piattaforma Notice.co, che fornisce quotazioni aggiornate pre-Ipo, ad oggi Anthropic varrebbe oltre 570 miliardi di dollari, ben sopra la valutazione di 380 miliardi ottenuta nell’ultimo round di finanziamento chiuso solo due mesi fa (appena 12 mesi prima era di soli 61 miliardi). Gli ultimi rumor vedono dei venture capital aver bussato per entrare nella startup prima dell’Ipo alzando l’asticella fino a 800 miliardi, vicino quindi agli 850 miliardi di valutazione ottenuta da OpenAI all’inizio di aprile in occasione del round di finanziamento record da 122 miliardi. Multipli monstre che portano alcuni esperti a temere un’accoglienza fredda del mercato per il tandem IA. Non sembrano però avere alcun tentennamento i dipendenti di Anthropic che hanno deciso di tenersi strette le loro azioni nella finestra di vendita di azioni organizzata dall’azienda di San Francisco.
Dietro la corsa dei ricavi resta un elemento comune nel mondo dell’IA generativa: nessuna delle grandi aziende è ancora profittevole, schiacciate da investimenti colossali in data center, chip e capacità computazionale. Anthropic per sostenere la crescita della sua app ha siglato accordi con Google e Broadcom per accedere a ben 3,5 gigawatt di potenza computazionale negli Usa dal 2027, all’interno di un piano da 50 miliardi.
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