Il florovivaismo italiano è un comparto strategico del made in Italy. Crea reddito e occupazione, presidia i territori, migliora la qualità dell’ambiente e contribuisce al benessere delle persone. È il messaggio emerso dal IV Congresso Nazionale del Fiore di Coldiretti, che ha riunito a Torre del Lago-Viareggio imprenditori, istituzioni, ricercatori ed esperti per mettere a fuoco le priorità di un settore in una fase decisiva.
Dopo anni di attesa, il florovivaismo dispone finalmente di un quadro normativo organico che ne riconosce la specificità e il valore. Ma il vero banco di prova inizia adesso, cioè trasformare quel riconoscimento in strumenti concreti per le imprese, maggiore capacità di investimento, regole più semplici e una tutela più efficace del reddito. Perché sostenibilità e innovazione possono diventare leve di crescita solo se non si traducono in nuovi costi e adempimenti.
Competitività
Al centro del confronto è stata posta innanzitutto la competitività. Le imprese italiane operano in un mercato aperto, nel quale qualità e sostenibilità non possono essere penalizzate da condizioni di produzione differenti tra Europa e Paesi terzi. Da qui la richiesta di rafforzare reciprocità e regole omogenee, accompagnando le aziende sui mercati internazionali e valorizzando l’origine italiana.
La ricerca
Un secondo capitolo decisivo è quello dell’innovazione. Tecnologie di evoluzione assistita, nuovi substrati, ricerca sul fiore reciso, fiori eduli e soluzioni a minore impatto ambientale sono stati affrontati partendo dalle esigenze delle aziende. La ricerca deve produrre strumenti applicabili, capaci di migliorare produttività e resilienza, aiutare a rispondere ai cambiamenti climatici e ridurre il consumo di risorse senza compromettere la sostenibilità economica delle produzioni.
Accanto a questi temi, il Congresso ha affrontato le questioni che incidono ogni giorno sui bilanci aziendali: Tari sulle superfici produttive, rifiuti, nuovo regolamento europeo sugli imballaggi, norme fitosanitarie e contratti di lavoro. Obblighi che, se non calibrati sulla realtà del settore, rischiano di sottrarre risorse agli investimenti. Anche per questo è stata ribadita la necessità di una semplificazione vera.
Il Congresso ha inoltre rafforzato il tema della filiera con il Protocollo d’Intesa tra Coldiretti, Firmato Agricoltori Italiani SpA e AICG per promuovere le produzioni italiane e una maggiore integrazione del comparto. Ma il confronto ha guardato anche oltre la dimensione produttiva: verde, paesaggio, ospitalità rurale, qualità urbana e benessere possono diventare nuove occasioni di reddito per le imprese e nuovi servizi per i cittadini.
Il progetto
È proprio su questo terreno che il Congresso ha presentato uno dei contenuti più innovativi, il lavoro scientifico sviluppato da Coldiretti insieme al CNR sul rapporto tra piante, qualità dell’aria e salute. Un progetto iniziato quasi tre anni fa in diverse scuole italiane, partendo da una domanda semplice ma decisiva: che cosa cambia realmente quando le piante entrano negli ambienti chiusi frequentati ogni giorno dalle persone? La ricerca ha seguito un metodo comparativo, mettendo a confronto aule con piante e aule senza piante in condizioni omogenee, con sistemi di monitoraggio installati dai ricercatori per misurare la qualità dell’aria.

Il primo risultato è stato dimostrare che le piante non svolgono una funzione puramente decorativa. Al contrario, reagiscono alle condizioni dell’ambiente, aumentando la propria attività quando cresce la concentrazione di anidride carbonica e contribuendo a migliorare l’aria nelle ore in cui gli spazi sono maggiormente occupati.
Il dato più interessante è proprio la capacità delle piante di adattarsi alla presenza delle persone e alla progressiva alterazione dell’aria negli ambienti chiusi. Quando una classe si riempie e passa il tempo, l’aria cambia: aumenta l’anidride carbonica e cresce quella sensazione di stanchezza tipica delle stanze chiuse. La presenza delle piante ha mostrato di poter contribuire a contenere questo fenomeno, con effetti positivi anche sulle capacità cognitive e quindi sulle condizioni in cui si studia e si lavora.
Effetti positivi
La ricerca ha evidenziato inoltre il ruolo delle piante rispetto alle polveri sottili che possono entrare negli edifici dall’esterno, ad esempio durante l’apertura delle finestre. Il confronto tra ambienti simili ha permesso di osservare una capacità concreta di intercettare una parte delle particelle presenti nell’aria.
Ancora più rilevante è il lavoro sugli inquinanti indoor. Negli spazi chiusi la qualità dell’aria non dipende soltanto da ciò che arriva dall’esterno. Pavimenti, colle, arredi, vernici, materiali da costruzione e prodotti per la pulizia possono rilasciare composti che respiriamo quotidianamente. Le analisi hanno mostrato che alcune specie vegetali sono in grado di assorbirne una parte e che ogni pianta possiede caratteristiche differenti. La struttura delle foglie, la presenza di cere o peli e la conformazione delle superfici vegetali incidono sulla capacità di trattenere o assorbire specifiche sostanze.
Combinazioni di specie
Da qui uno degli aspetti più interessanti del progetto, non esiste una sola “pianta ideale”, ma combinazioni di specie che possono lavorare in modo complementare. Alcune risultano più efficaci rispetto a determinati inquinanti, altre rispetto a sostanze differenti. La biodiversità vegetale, anche negli ambienti interni, diventa quindi uno strumento di progettazione del benessere.
La pubblicazione dei risultati su una rivista scientifica internazionale ha dato riconoscimento al lavoro svolto e apre ora una nuova fase. Se la prima parte della ricerca ha misurato ciò che accade all’aria e ha osservato gli effetti sulle condizioni di apprendimento, il passo successivo sarà approfondire le ricadute sulla salute, entrando maggiormente nel campo medico.
Il Congresso ha segnato l’avvio di questo nuovo percorso, affiancando ai ricercatori competenze pneumologiche e psicologiche. L’obiettivo è capire meglio come il miglioramento della qualità dell’aria possa tradursi in benefici per l’apparato respiratorio, per il benessere psicologico e per la qualità della vita negli ambienti frequentati ogni giorno: scuole, uffici, ospedali, case e spazi pubblici.
Nuova funzione
Si allarga così il concetto di One Health che Coldiretti ha portato negli ultimi anni al centro del proprio impegno. Dopo il lavoro sulla salute legata all’alimentazione, sul microbioma e sul rapporto tra ciò che mangiamo e il nostro benessere, l’attenzione si estende a ciò che respiriamo. È un passaggio che attribuisce al florovivaismo una funzione nuova e misurabile. Non soltanto produrre bellezza, paesaggio e valore economico, ma contribuire direttamente alla qualità degli ambienti e alla salute delle persone.
Il IV Congresso Nazionale del Fiore ha quindi indicato una prospettiva precisa. Difendere la salute dei cittadini, il reddito delle imprese, garantire concorrenza leale, ridurre burocrazia e costi e sostenere l’innovazione restano condizioni indispensabili per il futuro del settore. Ma accanto a queste priorità emerge una sfida più ampia, che è quella di riconoscere il florovivaismo come parte integrante delle politiche per la salute, l’ambiente e il benessere collettivo. È qui che un comparto produttivo del Made in Italy può diventare sempre di più una risorsa strategica per il Paese.
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