Il vero collezionista, a volte, deve avere polso. Anzi, polsino. È infatti nei dettagli che si nasconde la vera ricercatezza, quella che nel tempo accresce il proprio valore. Estetico ed economico. Ecco perché sarebbe un errore considerare i gemelli da camicia come un accessorio frivolo del guardaroba maschile, come un semplice orpello vintage da gentiluomini azzimati. Questi piccoli gioielli, utilizzati per chiudere i polsini alla francese delle camicie, si sono infatti ritagliati uno spazio di tutto riguardo sia nel mondo dello stile, sia in quello del collezionismo di nicchia. Alcuni esemplari sono infatti realizzati con materiali preziosi e con lavorazioni di alta manifattura che trasformano questi speciali bottoni ornamentali in capolavori dell’oreficeria. Non è un caso che alcune grandi maison del settore, da Cartier a Van Cleef, abbiano utilizzato tutta la loro esperienza per creare gemelli da camicia pregiatissimi, capaci di andare ben oltre la funzione originaria e di alimentare un mercato collezionistico raffinato e peculiare.
Rarità
«Una nicchia molto vivace dà dinamismo alle compravendite. Il gemello infatti è un accessorio che viene scelto sia per il ritorno a un abbigliamento formale, sia per l’ampia personalizzazione dell’oggetto stesso, che può rendere l’articolo molto identitario. A ciò si aggiunge un valore oggettivo e quantificabile: alcuni pezzi, per rarità o edizione limitata, si rivalutano negli anni e raggiungono quotazioni molto interessanti», racconta a Moneta Cesare Bianchi, capo dipartimento gioielli e orologi di Pandolfini Casa d’Aste. Gli intenditori sono anche molto sensibili all’aspetto storico, fondamentale per apprezzare appieno anche la collocazione temporale. I gemelli vintage raccontano infatti l’evoluzione dello stile e sono la testimonianza diretta dei costumi di un’epoca. Se infatti la forma moderna del gemello si consolida nell’Ottocento, è tra la Belle Époque e gli anni Venti che questo accessorio vive la sua prima vera età dell’oro. In questo periodo, l’influenza dell’Art Nouveau introduce smalti policromi e linee organiche, mentre l’Art Déco trasforma il polsino con le sue geometrie rigorose.

Un secondo momento di grande fermento creativo è quello degli anni Cinquanta e Sessanta, caratterizzato da un design più materico e scultoreo, che riflette l’ottimismo e l’esuberanza del boom economico. Nel solco di questa progressiva ricerca estetica si inserisce il lavoro delle maison di alta gioielleria, che hanno saputo interpretare lo spazio ristretto di un bottone con la stessa cura riservata ai grandi monili. Tale inventiva ha prodotto una varietà sorprendente di tipologie: i classici gemelli a barra, con la testa decorativa e il perno rigido, sono l’emblema della sobrietà; i modelli a nodo, come il celebre “pugno di scimmia”, sono invece più versatili. I bottoni smaltati o incisi, tipici degli anni Venti e Trenta, rappresentano un vezzo per chi presta attenzione all’originalità, mentre quelli a catena o a leva si distinguono per flessibilità e praticità d’uso. Ci sono poi i gemelli figurativi o a tema, vere miniature artistiche, e quelli con mini-meccanismi, che uniscono l’arte orafa all’ingegno tecnico.

«Il mercato dei gemelli riflette in scala ridotta quello dei gioielli e ne asseconda lo stile. Le grandi firme come Cartier, Van Cleef e Bulgari la fanno da padrone, portando sul polsino lo stesso prestigio e la medesima ricerca formale delle loro collezioni più celebri», puntualizza e conferma l’esperto, sottolineando come lo stile Art Déco sia ancora oggi uno dei più apprezzati anche a livello collezionistico. Nell’ottica dell’acquisto e dell’investimento, il mercato si muove su binari precisi: il valore, annota Bianchi al riguardo, è dato innanzitutto dal materiale.
Oro e platino
Dall’oro giallo alla nobiltà del platino, le quotazioni attuali dei metalli preziosi garantiscono a questi oggetti una solidità anche in sede di compravendita. In particolare, per gli esemplari in oro di buona manifattura, magari risalenti al secondo dopoguerra, le quotazioni d’asta si attestano su una fascia d’ingresso tra 500 e 800 euro, ma la forbice di prezzo si allarga quando entrano in gioco i grandi marchi. Pezzi vintage firmati Cartier, Buccellati, Hermès, Bulgari o Tiffany hanno basi di partenza che oscillano tra 3 e 7mila euro, con punte eccezionali che superano quota 20mila euro.
A queste creazioni si affiancano gli esemplari firmati da laboratori artigianali meno noti al grande pubblico ma molto apprezzati dagli intenditori, come le manifatture inglesi specializzate o alcune produzioni francesi del primo Novecento. «Il marchio, tuttavia, fa realmente la differenza. Ogni maison esprime infatti un linguaggio estetico unico e si distingue per tecniche di lavorazione che rendono l’oggetto immediatamente riconoscibile», comprova Bianchi. In alcuni casi, poi, conta pure la storia dell’accessorio, che aumenta il fascino del bottoncino da polso: all’asta sono finiti infatti gioielli indossati da re, capi di Stato e star della musica leggera. Un paio di gemelli in maglia d’oro e gemme che Elvis Presley regalò all’amico Elias Ghanem sono stati assegnati all’asta per quasi 1300 dollari. Di poco superiore a 2mila dollari il valore attribuito da Sotheby’s a due pezzi dorati provenienti dalla collezione di Ferdinando I, zar di Bulgaria.

«Chi acquista lo fa mosso dalla passione e da un gusto personale legato all’eleganza classica. La bellezza di certe creazioni non sfiorisce nel tempo e anzi, diventa un tratto distintivo», conclude l’esperto. Se poi si considera il valore materiale, spesso altrettanto duraturo, l’affare è bello che abbottonato.

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