Il pranzo al sacco non è mai stato così lussuoso. Quella che un tempo era una frugale sosta campestre si è trasformata, nell’ultimo secolo, in una raffinata liturgia prandiale oggi capace di rievocare antiche abitudini en plein air. L’universo dei cesti da pic-nic d’epoca e da collezione rappresenta una nicchia del collezionismo alquanto singolare, riservata a un numero abbastanza circoscritto di appassionati del genere. Il fascino, in questo caso, riguarda la curiosa e pregiata oggettistica racchiusa in quel cestino di vimini in molti casi simile a uno scrigno portatile.
L’Inghilterra tardo-vittoriana
Il rito al centro di questa passione collezionistica nasce nell’Inghilterra tardo-vittoriana ed edoardiana, quando la nobiltà britannica scelse di ricreare i fasti e l’etichetta della tavola domestica direttamente all’aria aperta. Per soddisfare quella clientela esigente, che si rifiutava di scendere a compromessi sulla porcellana finissima, sull’argenteria marchiata e i bicchieri di cristallo, gli artigiani dell’epoca progettarono bauli solidi, foderati internamente e resi impermeabili alla polvere del viaggio. Il pranzo sul prato divenne così un’occasione per mostrare la propria raffinatezza come indicatore di status sociale.
Valutazione selettiva
Nelle aste contemporanee dedicate agli accessori di lusso, la valutazione di quegli oggetti segue criteri estremamente selettivi. Il primo parametro è l’integrità assoluta del corredo: un set da pic-nic è a tutti gli effetti un microcosmo, progettato al millimetro affinché ogni accessorio si incastri alla perfezione. La mancanza di un solo cucchiaino originale con manico in osso o bachelite, di una saliera o la sostituzione di un piatto rotto con un pezzo coevo ma di diversa manifattura può svalutare l’intero lotto anche del 50%. I puristi ricercano dunque l’esatta configurazione originaria.
Pezzi griffati
A questo si aggiunge il pregio dei vari pezzi, specialmente se griffati. Un grande baule esterno acquisisce un valore collezionistico superiore se le componenti interne portano la firma delle grandi eccellenze storiche dell’artigianato europeo. Nelle produzioni d’élite, i piatti venivano infatti commissionati a manifatture leggendarie come Wedgwood, Royal Worcester o Limoges, mentre le posate e i contenitori metallici ermetici recavano i punzoni di argentieri del calibro di Christofle. Nei set moderni firmati da Gucci o Hermès, la presenza del logo impresso sul retro delle fibbie, sui thermos coordinati o sui singoli coltelli sancisce il passaggio definitivo da oggetto d’uso a pezzo di interesse collezionistico.
Il nodo conservazione
Un altro fattore cruciale è la conservazione degli elementi più delicati come il vimini, il rattan e il cuoio. Un cesto d’epoca con le cinghie di fissaggio ancora morbide, prive di fessurazioni, e un intreccio flessibile e privo di restauri grossolani rappresenta una rarità assoluta che il mercato premia generosamente. Questa ricerca della perfezione strutturale spiega l’incredibile ascesa dei pezzi moderni in patina, ovvero mai estratti dalle loro confezioni originarie.
Hermèes
Ne è un esempio perfetto l’Hermès Park “A Walk in the Garden”: questo set in vimini e pelle Taurillon, arricchito da porcellane decorate con i motivi botanici disegnati dall’artista Nigel Peake, cristalli della serie Intervalle e posate della linea Attelage, supera stabilmente i 22 mila euro sul mercato secondario, purché sia intonso e completo di scatola arancione originale, veline e sacchetti protettivi.
Nel segmento storico, i veri trofei da battere all’asta sono modelli dal pedigree leggendario e pionieristico. Spicca il celebre modello edoardiano Drew & Sons “En Routen”, dotato di un raffinato sistema di bollitori in rame brevettato per funzionare all’aperto e stimato oltre i 12 mila euro. Altrettanto contesi sono i lotti firmati da G.W. Scott & Sons, celebri per il modello Coracle, i cui bauli corazzati venivano ancorati alle pedane esterne delle vetture d’inizio Novecento e che oggi sfiorano valutazioni di 15 mila euro. Nel segmento dei bauli rigidi, i modelli d’epoca di Louis Vuitton degli anni Venti e Trenta, foderati nella celebre tela impermeabile Vuittonite e realizzati a mano nello storico atelier di Asnières-sur-Seine, oscillano tra i 30 e i 50 mila euro.
Alta moda
Infine, la contemporaneità ha fuso definitivamente il pic-nic con la pelletteria d’alta moda da indossare. Le celebri borse Kelly Picnic 35, disegnata da Jean-Paul Gaultier nel 2011, la sua declinazione in formato ridotto Mini Kelly Picnic 20 e la successiva Birkin Picnic 30 di Hermès hanno infranto il confine tra l’accessorio e l’opera da collezione. I modelli più rari, realizzati intrecciando abilmente il vimini e la pelle da selleria, sfiorano l’incredibile cifra di 150 mila dollari nelle aste internazionali. L’antico rito del pranzo all’aperto, insomma, ha apparecchiato un giro d’affari piuttosto appetitoso, benché riservato a palati sopraffini e munifici.
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