Cambia la natura dei furti nei musei e, soprattutto, cambia il valore economico della refurtiva. Oro, argento, gioielli e pietre preziose sono infatti diventati obiettivi sempre più frequenti, spesso preferiti a quadri e reperti archeologici, mentre i criminali diventano più aggressivi e violenti.
A scattare questa fotografia è il nuovo report di Europol, Changing tactics, changing targets: the evolving nature of museum heists. Secondo l’agenzia europea, i furti nei musei stanno diventando più aggressivi, con un maggiore ricorso alla violenza da parte dei criminali, e la scelta dei bersagli si sta concentrando su beni facilmente rivendibili sul mercato clandestino come i metalli preziosi, oro in primis.
Un fenomeno che assume un significato ancora maggiore proprio nelle settimane in cui il prezzo dell’oro torna a correre: ieri ha superato quota 4.700 dollari l’oncia, oggi è in leggero calo introno ai 4.644,8 dollari l’oncia.
Perché i criminali puntano sull’oro
Secondo Europol, negli ultimi due anni metalli preziosi e gemme sono stati presi di mira con frequenza crescente. Tra gli oggetti rubati figurano pepite, monete d’oro, elementi decorativi e gioielli con pietre preziose. La ragione è soprattutto economica: oro e argento si possono fondere, rendendo più difficile per le Forze dell’ordine individuare i criminali e rendendo più semplice la rivendita sul mercato nero.
Le pietre preziose assicurano vantaggi analoghi: possono essere rimosse dai gioielli ed essere vendute separatamente.
Europol parla esplicitamente di “financial value and market demand” come principali driver nella scelta dei bersagli. Oro, argento e gioielli con pietre preziose sono diventati obiettivi privilegiati proprio per il loro crescente valore e per la relativa facilità di riciclaggio e rivendita.
Da furti a veri e propri assalti
Ma la trasformazione non riguarda soltanto ciò che viene rubato. Cambia anche il modo in cui i criminali agiscono. Come spiega Europol, tradizionalmente i furti di opere d’arte venivano organizzati attraverso sopralluoghi, piani complessi, pianificazione e operazioni segrete. Oggi, invece, stanno aumentando gli attacchi diretti e l’utilizzo della forza bruta. Gli investigatori hanno rilevato un aumento dell’impiego di mazze, asce, piedi di porco e persino esplosivi per entrare negli edifici o distruggere le teche.
Qualche esempio: nel furto avvenuto nella notte tra il 24 e il 25 gennaio 2025 al Drents Museum di Assen, nei Paesi Bassi, i ladri hanno fatto esplodere la porta d’ingresso per portare portare via l’Elmo d’oro di Coțofenești e tre bracciali d’oro dacici.
Ancora più clamoroso il colpo al Louvre di Parigi nell’ottobre 2025, quando i ladri sfondarono una finestra, minacciarono guardie e visitatori e distrussero le teche della Galerie d’Apollon. Il valore dei gioielli rubati è stato stimato in 88 milioni di euro.
Chi sono i nuovi ladri d’arte
Secondo Europol, anche il profilo dei responsabili dei furti sta cambiando. Accanto alle tradizionali organizzazioni specializzate nel traffico di beni culturali emergono gruppi più fluidi, con soggetti reclutati anche attraverso social network e dark web.
Il modello è quello che Europol definisce “crime-as-a-service”: per portare a termine un colpo non serve per forza una banda strutturata, ma basta una rete decentralizzata che si organizza per un singolo assalto. Si tratta di un cambiamento importante perché sposta il furto d’arte da una nicchia criminale altamente specializzata a business opportunistico.
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