Esiste un mondo, a migliaia di chilometri dalle luci dei nostri centri storici, dove il commercio non è solo scambio, ma un ecosistema invisibile che muove i desideri di milioni di persone. Spesso guardiamo a Oriente con una sorta di distacco accademico, come se la Grande Muraglia fosse ancora un confine invalicabile per le idee e l’innovazione. Ci sbagliamo. Siamo andati a bussare alle porte di Alibaba, il colosso che molti conoscono solo come un nome su un pacco spedito, ma che vuole presentarsi come l’architetto di una nuova Via della seta digitale. Attraverso il racconto di chi vive l’azienda dall’interno, siamo riusciti a sollevare il velo su una strategia che ambisce a ridisegnare silenziosamente il mercato italiano.
Non si tratta solo di logistica. La scoperta più sorprendente è quanto Alibaba sia già “italiana”. Mentre noi ci interroghiamo sul futuro del retail, loro hanno integrato algoritmi che leggono le abitudini locali meglio di un sociologo esperto. «Per Alibaba, l’Italia è un chiaro punto di riferimento. Gli acquirenti in Italia sono aumentati del 98% su base annua e gli ordini del 68%, mentre il numero di piccole medie imprese italiane attive sulla piattaforma è cresciuto del 300% da quando abbiamo aperto il mercato cinque anni fa. Allo stesso tempo, il numero di fornitori europei è quintuplicato su base annua nello stesso periodo, ampliando la scelta e creando maggiori opportunità transfrontaliere per le imprese italiane», ci hanno raccontato fonti interne all’azienda.
In questo scenario, l’interfaccia con il mercato italiano non è un’invasione, ma un’infiltrazione di efficienza. «L’Italia non è solo un mercato di sbocco, ma una miniera di qualità che il mondo chiede», ci è stato sussurrato durante questo incontro. La missione sembra essere quella di creare un ponte dove il made in Italy non deve più temere la distanza, ma anzi sfruttare la potenza di fuoco di un’infrastruttura globale.
AliExpress, la piattaforma di shopping online di Alibaba, è uno dei marketplace online più popolari e affermati in Europa. Insieme a competitor come Temu e Shein, rappresenta quasi il 91% delle spedizioni a basso valore economico che provengono dalla Cina.
Per essere chiari, ogni giorno circa 12 milioni di pacchi di valore inferiore a 150 euro entrano nell’Unione Europea, per un totale di oltre 4,6 miliardi di pacchi all’anno. L’Europa, per proteggere il suo commercio interno, ha deciso di puntare su nuove regole doganali che dovrebbero modificare profondamente le attività di e-commerce internazionale.
Dal 1° luglio 2026, sarà infatti introdotto un dazio doganale standard di 3 euro su tutte le importazioni a basso valore provenienti (ovvero inferiori a 150 euro) da Paesi extra Ue inviate direttamente ai consumatori.
Questo cambiamento, tuttavia, non è visto come una scure da Alibaba, perché l’obiettivo è ampliare e diversificare la sua offerta in Italia, puntando tutto sul tessuto imprenditoriale. Infatti, come ci hanno raccontato, l’azienda sta assistendo a una «forte domanda di strumenti che aiutino le Pmi a muoversi più rapidamente e a prendere decisioni migliori. Con Accio, il nostro motore di sourcing basato sull’intelligenza artificiale, gli acquirenti possono effettuare ricerche in modo più efficiente, confrontare le opzioni più rapidamente e identificare i fornitori con maggiore sicurezza. Questo è importante in un mercato in cui il 90% delle piccole medie imprese europee afferma che l’innovazione di prodotto è fondamentale per la crescita e il successo».
In Italia, guardando al commercio B2B, stiamo già assistendo a un chiaro passaggio dalle semplici transazioni online all’approvvigionamento e alla crescita “abilitati dal digitale”, con l’intelligenza artificiale che inizia a svolgere un ruolo concreto nel modo in cui le Pmi acquistano e vendono. Insomma, oggi Alibaba non vuole più solo essere il mezzo per “comprare dalla Cina”, ma vuole offrire una tecnologia globale per potenziare l’eccellenza locale.
Il segreto svelato da questo incontro è chiaro: oltre la muraglia non ci sono solo numeri e magazzini infiniti, ma una visione che vede nell’Italia il partner ideale per un’evoluzione del commercio che non dorme mai e va oltre l’ultra fast-fashion. Se i dazi in arrivo cambieranno le regole del gioco per i piccoli pacchi, la vera partita si giocherà sulla capacità delle imprese italiane di cavalcare questi algoritmi. La nuova Via della seta non è fatta di asfalto o navi, ma di dati e intuizioni: e per Alibaba, il futuro parla decisamente italiano. La domanda, ora, è se le nostre imprese sapranno sfruttarlo.
Nel frattempo, questa settimana sono stati presentati i conti del quarto trimestre del 2025 dove le vendite sono cresciute del 2% a 41,3 miliardi di dollari, anche spinte dall’Europa, ma l’utile netto è crollato del 67%, a causa dell’aumento delle spese promozionali per battere la concorrenza.
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